Non…

Non disfece subito le valigie
Le lasciò accanto alla porta
E si stese sul letto
Aveva bisogno di riposare
Dopo quel lungo viaggio
Durato giorni e giorni
Ma forse si era trattato di anni

Per tutto il tempo non aveva capito
Dove stesse andando
Finché non giunse in quel luogo

Riconoscendolo all’istante
Come la sua destinazione
Scese felice dal treno prima che si fermasse
E pensare che l’aveva preso
Quando già stava partendo
Rischiando pure di non salire
Per caricare tutto il bagaglio

Ed ora il viaggio era finito

Trovò alloggio in un piccolo albergo
Ottenendo la stanza al primo piano
Adocchiata poco prima di entrare
Dava sulla strada e appena al di là
C’era una camminata a ridosso degli scogli
Su cui s’infrangevano le onde

Accorgendosi del loro andare e venire
D’un balzo si alzò dal letto
E corse ad aprire la porta finestra

La prima cosa che apparve fu il cielo
Azzurro fino all’orizzonte
Facendo un passo sul piccolo poggiolo
Vide il mare increspato di bianco
E gli scogli scuri lucidi d’acqua

Poi appoggiando le mani alla ringhiera
Volse lo sguardo ai passanti
Si ritrovò ad ascoltare le loro voci
Mescolate al suono della risacca
E ai rumori delle attività quotidiane
Sembrava di sentire un concerto

Questa è la mia meta si disse a voce alta
Annuendo piano con la testa

Chiudendo gli occhi spalancò le braccia
E respirò a fondo assaporando ogni odore
Che la brezza portava al suo naso
E ancora i suoni e i rumori
Che giungevano da ogni direzione

Restò così per qualche secondo

Poi riaprì gli occhi ed abbassò le braccia
E senza che il sorriso lasciasse il suo volto
Diede una lunga occhiata tutto intorno
Finché si rese conto che era venuto il momento
Di scendere in strada
Farsi una passeggiata
E mescolarsi a quel mondo

(estate 2015)

Uno…

Uno stornello
L’unico nei paraggi
Se la canticchia
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Piovono fiori
Dai rami sopra di me
Benedizioni
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Guardo un fiore
Bellezza senza nome
Petali d’haiku
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Rami di pruno
Il respiro del vento
Fa un sospiro
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Fiori di kiwi
Presagiscono frutti
In abbondanza

(primavera 2015)

Un dono speciale (più che una stranezza)

A Robertino piacciono molto i cartoni animati con gli animali come protagonisti. Non importa quali, l’importante è vederli e ascoltarli mentre vivono delle esperienze speciali o del tutto simili alle sue. Starebbe delle ore seduto a guardarli, o anche sdraiato sul divano. Ma non si può vivere solo di cartoni animati e non fa storie quando il papà gli dice di spegnere il televisore.
In effetti c’è qualcosa che Robertino ama molto di più che guardare cartoni ed è ascoltare gli animali veri. Non si tratta del fatto che se una persona vive a contatto con un animale impara a capire il suo linguaggio, quello che vuole e quello che pensa. Per Robertino la cosa è completamente diversa. Lui che vive fin da quando è nato con un cane, un gatto, un canarino e un criceto, sente i suoi animali parlare come gli esseri umani, usando le parole, facendo discussioni o prendendosi in giro. E poi anche lui parla con loro. Gli racconta di quello che fa a scuola o con gli amici, quello che ha visto in tv o letto in un libro; oppure si sfoga se le cose non vanno tanto bene. Loro gli rispondono, dicono cosa pensano e gli danno dei consigli.
Qualcuno dirà: perché non fa come tutti, perché non parla con i suoi genitori e con quelli che gli stanno intorno? Mah… Va a sapere perché. Forse dai suoi simili non si sente ascoltato, forse si annoia a sentire i discorsi che fanno. Oppure ha bisogno di sentire il pensiero di esseri completamente diversi da lui.
Robertino però parla con gli animali solo quando intorno non c’è nessuno, perché ha paura che qualcuno pensi che sia un tipo strano. Chissà, forse un giorno capirà che il suo potrebbe essere un dono speciale più che una stranezza e ne parlerà a qualcuno prima o poi.
Quel che è certo è che se lui non ha ancora raccontato a nessuno della sua capacità, i suoi animali l’hanno detto a tutta la città. Così quando se ne va in giro, Robertino si sente chiamare e salutare continuamente di qua e di là. Se è da solo ricambia il saluto e scambia qualche parola. Se è in compagnia fa solo un sorriso o un piccolo cenno con la mano. Oppure, se un animale gli è particolarmente simpatico, si inventa una scusa, per esempio di dover andare al bagno o di voler vedere una vetrina dall’altra parte della strada; così può fare quattro chiacchiere tranquillamente senza sentirsi sotto osservazione.
Robertino parla con tutti gli animali, senza fare differenze. Certo è che con quelli di casa, il cane, il gatto, il canarino e il criceto, si sente molto più libero, non ha segreti per loro; li considera come i suoi migliori amici, se non addirittura membri della sua famiglia.

(2014)