Il ragnetto scende e sale
Appeso chissà dove
Viene giù
Torna su
Va di là
Poi si dondola
Illuminato dal sole
Sembra in volo
E quel filo trasparente
Con cui tesse reti e ponti
Come non finisse mai
Chissà dove lo prende

Mi ha preso al guinzaglio
La scrittura
Mi porta a passeggio
A sentire profumi
A vedere colori
A correre libero in mezzo all’erba
Facendo l’aeroplano
A trovare gli angoli giusti
Per lasciare la mia impronta
La fluidità di stare al mondo
Senza niente da perdere
Né da guadagnare

Non si può vivere
Sempre col patema
Del funesto
E nemmeno ogni tanto
È scavarsi
A suon di piccone
È consumarsi
Con la carta vetrata
Non ci si può
Volere così male

Non si può vivere
Sempre in attesa
Del tutto bene
Nemmeno ogni tanto
È chiudersi
In una gabbia dorata
È vedersi
In un sogno continuo
Non ci si può
Volere così male

Fra gli occhi ne è spuntato
Un altro
E col terzo fanno
Quattro
Ma è l’occhio di uno
Poco in forma
È sporgente, cerchiato di rosso
La pupilla è gialla
E tra un po’ potrebbe scoppiare

È notte di S. Lorenzo
Sul vetro della finestra
Miriadi di stelle d’acqua
Trapuntano un cielo trasparente
Ecco una goccia cadente
Esprimo un desiderio
Anche se in ritardo
Chissà se si avvera lo stesso
Eccone un’altra
Che attraversa tutto lo spazio
Stavolta il desiderio giunge
In tempo
Ma forse non vale
Perché è solo maggio

Mi rapisce l’anima
Con le sue visioni
Mi conduce
In abissi profondissimi
E su vette celestiali
Per un tempo d’estasi
Crescente
Ogni giorno tutti i giorni