Il Sole e la Luna guancia a guancia

A Robertino piace molto ascoltare il suo papà che racconta la storia del Sole e della Luna che si sono abbracciati. La vuole sentire ogni volta che rivede il disegno appeso alla finestra della sua stanza. E il suo papà che gli vuole molto bene gliela racconta volentieri.
Il Sole e la Luna si sono conosciuti tanti e tanti anni fa, talmente tanti che per contarli non basterebbero tutti i granelli della sabbia del mondo. Quando si sono incontrati la prima volta, avevano capito subito che si sarebbero voluti bene per sempre. Da allora si sono visti tutti i giorni e ancora oggi si vedono per parlare, sorridersi, stare a guardarsi senza dire niente. Ogni tanto la Luna si diverte a nascondersi dietro la Terra e quando il Sole la scopre ridono di gioia.
C’è una cosa che il Sole e la Luna amano molto della loro vita: illuminare i giorni e le notti di chi vive sulla Terra. In alcuni giorni capita che lo facciano insieme e questo li rende molto felici.
Ciò che li ha fatti soffrire un po’ per molti e molti anni è che non possono stare vicini e abbracciarsi stretti stretti, fosse anche per pochi secondi. Poi un giorno tutto è cambiato.
Un bambino è andato in un grande prato con i suoi genitori per vedere una cosa meravigliosa: uno spettacolo fatto dal Sole e dalla Luna che viene rappresentato solo una volta all’anno. In attesa che cominciasse, tutti si sono messi degli occhiali molto molto scuri, fatti apposta per guardare direttamente il Sole senza bruciarsi gli occhi.
Finalmente qualcuno ha annunciato che lo spettacolo stava per cominciare e tutti hanno alzato gli occhi verso il cielo. Il bambino è rimasto tutto il tempo con la bocca spalancata per lo stupore: il Sole e la Luna si avvicinavano lentamente l’uno all’altra, sempre di più. Dopo pochi minuti erano talmente vicini da potersi abbracciare forte e diventare una cosa sola. A vedere quella scena tutti si sono commossi e hanno fatto un applauso che sembrava non finire. Nel frattempo il Sole e la Luna lentamente si sono allontanati senza smettere di guardarsi e di sorridersi.
Lo spettacolo è piaciuto così tanto a quel bambino che appena arrivato a casa ha fatto un bellissimo disegno. Dentro lo stesso cerchio ha disegnato il Sole e la Luna che stanno guancia a guancia e sorridono felici. Una volta finito ha deciso di appenderlo al vetro della finestra della sua camera, perché si potesse vedere dal cielo.
Da quando hanno visto quel disegno, il Sole e la Luna hanno capito che almeno una volta all’anno possono sentirsi vicini come vorrebbero fosse sempre, e che in fondo, in tutti gli altri giorni, non sono così lontani l’una dall’altro. Anzi, nei loro cuori sono vicini più che mai.

(2014)

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Un dono speciale (più che una stranezza)

A Robertino piacciono molto i cartoni animati con gli animali come protagonisti. Non importa quali, l’importante è vederli e ascoltarli mentre vivono delle esperienze speciali o del tutto simili alle sue. Starebbe delle ore seduto a guardarli, o anche sdraiato sul divano. Ma non si può vivere solo di cartoni animati e non fa storie quando il papà gli dice di spegnere il televisore.
In effetti c’è qualcosa che Robertino ama molto di più che guardare cartoni ed è ascoltare gli animali veri. Non si tratta del fatto che se una persona vive a contatto con un animale impara a capire il suo linguaggio, quello che vuole e quello che pensa. Per Robertino la cosa è completamente diversa. Lui che vive fin da quando è nato con un cane, un gatto, un canarino e un criceto, sente i suoi animali parlare come gli esseri umani, usando le parole, facendo discussioni o prendendosi in giro. E poi anche lui parla con loro. Gli racconta di quello che fa a scuola o con gli amici, quello che ha visto in tv o letto in un libro; oppure si sfoga se le cose non vanno tanto bene. Loro gli rispondono, dicono cosa pensano e gli danno dei consigli.
Qualcuno dirà: perché non fa come tutti, perché non parla con i suoi genitori e con quelli che gli stanno intorno? Mah… Va a sapere perché. Forse dai suoi simili non si sente ascoltato, forse si annoia a sentire i discorsi che fanno. Oppure ha bisogno di sentire il pensiero di esseri completamente diversi da lui.
Robertino però parla con gli animali solo quando intorno non c’è nessuno, perché ha paura che qualcuno pensi che sia un tipo strano. Chissà, forse un giorno capirà che il suo potrebbe essere un dono speciale più che una stranezza e ne parlerà a qualcuno prima o poi.
Quel che è certo è che se lui non ha ancora raccontato a nessuno della sua capacità, i suoi animali l’hanno detto a tutta la città. Così quando se ne va in giro, Robertino si sente chiamare e salutare continuamente di qua e di là. Se è da solo ricambia il saluto e scambia qualche parola. Se è in compagnia fa solo un sorriso o un piccolo cenno con la mano. Oppure, se un animale gli è particolarmente simpatico, si inventa una scusa, per esempio di dover andare al bagno o di voler vedere una vetrina dall’altra parte della strada; così può fare quattro chiacchiere tranquillamente senza sentirsi sotto osservazione.
Robertino parla con tutti gli animali, senza fare differenze. Certo è che con quelli di casa, il cane, il gatto, il canarino e il criceto, si sente molto più libero, non ha segreti per loro; li considera come i suoi migliori amici, se non addirittura membri della sua famiglia.

(2014)

Stare in casa

A Jimmy, il mio cagnetto, piace un sacco starsene in casa spaparanzato sul pavimento quando fuori piove e tira vento. Quando si stende fa di quei sospiri che si capisce proprio che si rilassa. Sarà che non deve stare a cercare riparo, anche se gli spazi per ripararsi non gli mancano, soprattutto il grande portico sul fianco della casa, dove tra l’altro c’è la sua cuccia.
A dire il vero anche quando fa caldo e c’è afa Jimmy sta volentieri in casa, in posizione allungata; oppure di fianco, e allora dorme proprio. Se la porta è aperta e la tenda tirata, è lì che si mette, così può lasciarsi incuriosire da odori e rumori che vengono da fuori e nel caso andare a vedere di cosa si tratta.
C’è un particolare fastidioso di cui Jimmy non tiene conto: il più delle volte si stende nei punti di passaggio, in mezzo alle porte o giusto in centro al corridoio. Se devo passare hai voglia a dirgli ‘spostati’, lo spingo delicatamente facendolo scivolare sul pavimento e lui non protesta.
Chissà perché fa così, forse è un modo come un altro per attirare l’attenzione e farsi fare delle coccole. In effetti sembra sempre affamato di coccole, perché ogni volta, o quasi, che mi avvicino lui si mette a pancia all’aria. Addirittura fa un gesto con le zampe anteriori che ha tutta l’aria di essere una cosa tipo ‘dai ti prego fammi due coccole’. Ed io, salvo che abbia fretta, lo accontento volentieri.
Una cosa che Jimmy ama fare molto è salire al piano di sopra, stendersi sul muretto del balcone e osservare il mondo dall’alto con il musetto appoggiato tra gli spazi della ringhiera. Se ne sta lì tranquillo anche per delle mezz’ore, salvo che passi in strada qualche cane o peggio ancora un gatto e allora si fa sentire.
A pensarci bene a Jimmy piace sempre molto stare in casa, anche quando fuori la temperatura è assolutamente gradevole. Credo proprio che il motivo sia un altro: sì, certo, nei giorni di afa la casa è luogo più fresco dove stare, e quando piove è il più asciutto e riparato; ma fondamentalmente Jimmy ha bisogno di stare in compagnia di qualcuno. Se non può essere qualche suo simile, visto che qui è l’unico cane, che lo siano gli esseri umani. Non è nemmeno importante fare qualcosa, o non per tutto il tempo (che quando a Jimmy scoppia la giocoleria c’è veramente poco che lo trattiene); ciò che conta è stare insieme nello stesso posto, anche in una stanza chiusa se fuori non si può.
“Astolfo, puoi venire un attimo?”
Lianna, la mia compagna, mi sta chiamando, devo andare.
“Arrivo!”

(2014)

Lo scoiattolo che regalava quadrifoglio

C’era una volta uno scoiattolo che sorrideva sempre e che regalava un quadrifoglio a tutti quelli che incontrava.
“Come fai a trovare tutti quei quadrifogli che sono così rari?” chiese stupita la donnola.
“Non sono io a trovarli” disse lo scoiattolo sorridente “Sono loro che trovano me”.
“Mi vuoi dire che non li cerchi?” chiese la donnola ancora più stupita.
“Io proprio no” rispose lo scoiattolo “Io vado in cerca delle noccioline cadute dagli alberi e i quadrifogli me li ritrovo fra le zampe”.
“Impossibile, c’è un trucco” disse la donnola guardando di traverso.
“Ti assicuro di no” ribatté lo scoiattolo senza perdere il sorriso “Se domani vieni con me ti faccio vedere”.
Il giorno dopo i due si avventurarono nel grande parco della città. Non fecero in tempo a fare due passi che lo scoiattolo, accanto alla nocciolina che stava per raccogliere, aveva già trovato un quadrifoglio. Sorridendo lo consegnò alla donnola, senza dire niente. La donnola dal canto suo lo guardava sospettosa.
Poco lontano lo scoiattolo individuò un’altra nocciolina e proprio lì vicino vide un altro quadrifoglio. Stava per raccoglierlo, ma la donnola gli disse:
“Fermo! Fammi controllare!”
Lo scoiattolo si fece da parte e la donnola, tirando due o tre volte lo stelo, ebbe conferma che il quadrifoglio era attaccato al resto della pianta. Allora fece un passo indietro e con un gesto delle zampe anteriori invitò lo scoiattolo a raccoglierlo.
Andarono avanti così per tutta la mattina, lo scoiattolo sempre più sorridente e la donnola ancora incredula per quanto stava accadendo sotto i suoi occhi. All’ora di pranzo avevano raccolto una decina di quadrifogli, tutti caricati sulle spalle della donnola.
“Non ne ho mai raccolti così tanti in una mattinata” commentò lo scoiattolo “Probabilmente è la tua presenza che favorisce la raccolta” aggiunse poi guardando l’altra con la coda dell’occhio.
“Io non favorisco nessuno” ribatté la donnola con tono falsamente calmo.
“Ma almeno adesso mi credi?” chiese lo scoiattolo con il sorriso di chi si sta divertendo molto.
“No” disse secca la donnola.
A quella risposta lo scoiattolo alzò le sopracciglia e senza perdere il sorriso disse:
“Credi ancora che ci sia trucco? Nonostante tu abbia controllato ogni quadrifoglio raccolto?”
“Secondo me sottoterra c’è una talpa o un lombrico che ti dà una mano” disse la donnola.
“Mmmh… proprio non ci vuoi credere…” sussurrò lo scoiattolo grattandosi il mento. “Beh, fa niente” disse dopo aver rimuginato un po’ “Porto a casa le noccioline e pranzo con la famiglia. Buon proseguimento di giornata!”.
Se ne stava già andando quando la donnola disse: “Ehi, cosa ne faccio di tutti questi quadrifogli?”
“Uno tienilo per te” rispose lo scoiattolo sorridente facendo qualche passo all’indietro “e gli altri, sii gentile, regalali a chi vuoi”.
Poi facendo ciao con la zampina si avviò con passo allegro verso la sua tana.

(2014)

L’Ape Rina e Fuco Lino

(Api bresciane 2)

“Ho trovato il modo per volare più veloce e andare a cercare il nettare più lontano” sussurrò l’Ape Rina al suo amico fuco.
“Davvero? E quale?” domandò Fuco Lino.
L’Ape Rina dopo essersi guardata intorno, disse piano: “Se vieni al vecchio castagno dopo che andato giù il sole, te lo faccio vedere”.
Fuco Lino arrivò all’albero all’ora stabilita e chiamò l’amica.
“Sono qua, dietro questa foglia” disse l’ape sbucando con la testolina “Sei pronto per la novità?”
“Dai, vedóm!” disse il fuco tutto curioso.
D’improvviso si sentì un gran rumore che spaventò Fuco Lino, sembrava che da dietro quella foglia venisse fuori un gruppo scatenato di calabroni. E invece uscì l’Ape Rina volando a tutta velocità con tanto di caschetto e occhialini. Fece qualche giro intorno all’amico, poi gli atterrò vicino. “Che facia fet?” gli disse ridendo visto che Fuco Lino la guardava con gli occhi e la bocca spalancati.
“Ma… Ma… Co co co…” balbettò il fuco “Cosa sei di…ventata?”
“Sono sempre io, bórtol!” disse l’ape togliendosi gli occhiali “Solo che ciò le ali più grandi. Le ho fatte con foglie di ulivo, belle resistenti”.
“Ma… Ma…” balbettò di nuovo Fuco Lino ancora un po’ scosso “Ma perché ti sei messa quelle cose lì?”
“Perché così, come ti ho detto oggi” spiegò sorridente l’amica “posso andare a cercare il nettare anche più lontano e ci metto lo stesso tempo che andare nei soliti posti qui vicino. In più con le ali così grosse riesco anche a trasportare più nettare, ho già provato. E così faccio qualcosa di più per il mio alveare”.
“Brava!” disse ammirato il fuco “Sei forte!”
“Mica è finita: ho pensato qualcosa anche per te”.
“Per me?” chiese stupito Fuco Lino.
“Sì, per te!” disse l’Ape Rina indicando l’amico “Ciài mica un sogno anche te?”
“Sì, andare anch’io a raccogliere il nettare sui fiori” disse sognante Fuco Lino. Dopo aver fatto un sospiro continuò: “Solo che non lo posso fare perché ciò la lingua troppo corta, non ciò il pungiglione per difendermi e neanche le cestelle per portare il nettare”.
“Tadànnn!” fece l’Ape Rina mostrando delle cose a Fuco Lino “Da domani invece lo farai: con questo germoglio di erba cannuccia tirerai su il nettare; questa punta di spino incollata in coda all’addome sarà il tuo pungiglione; e al posto delle cestelle basta che ti metti un po’ di miele sulle zampe e il nettare ci resterà attaccato”.
Fuco Lino rimase in silenzio per qualche secondo, con un sorriso beato sulla bocca.
“Uè, ci sei?” chiese l’Ape Rina muovendo le antenne davanti agli occhi dell’amico.
“Sì, ci sono…” disse il fuco con tono sognante “Ape Rina sei un mito. Però cosa diranno all’alveare? Mi scherzeranno? Magari mi mandano via…”
“Ma che mandarti via!” disse l’Ape Rina per incoraggiare l’amico “Saran tutte contente invece, che l’era ura che un fuco fatichi un po’ di più! E tu faticherai un bel po’ di più, perché verrai con me”.
“Con te? Lo decideranno le capo-squadra no” disse Fuco Lino.
“Ah già, non te l’ho ancora detto” disse l’Ape Rina facendo la finta tonta “Mi hanno promosso e ho fatto le ali grandi per tutta la squadra”.
“Evvai Ape Rina!” disse tutto contento Fuco Lino “Mi fai cominciare alla grande!”

(2014)

Il divano e la poltrona

“Mi pare capiti sempre più di rado che le persone si siedano su di te” fece notare la poltrona.
“Sarò diventato scomodo” ipotizzò il divano.
“E perché mai dovresti essere scomodo?” domandò la poltrona “Hai il telaio rotto? Ti mancano pezzi d’imbottitura?”
“Niente di tutto questo, sono perfetto” assicurò il divano “Tutt’al più la tappezzeria è un po’ scolorita e invecchiata, ho una certa età”.
“Non mi pare un buon motivo per non sedersi su di te” osservò la poltrona.
“Infatti, non lo è” confermò il divano.
“Ma un motivo ci sarà” disse pensierosa la poltrona.
“Ci sarà di sicuro” disse il divano “ma io non lo conosco, nessuno me ne ha mai accennato”.
“Beh, neanch’io ho mai sentito nessuno dire che si siede su di me perché sono comoda o perché sono bella” disse di rimando la poltrona.
“Potremmo chiederlo direttamente a chi si siede” suggerì il divano scherzando.
“E allora sì che nessuno più si sederebbe su di noi” disse ridendo la poltrona “direbbero sicuramente che siamo stregati”.
Poi tornando seria aggiunse: “Certo sarebbe triste che la gente non ti scelga solo per l’aspetto della tua tappezzeria, senza neanche provare a sedersi”.
“Triste sì” sottolineò il divano “Ma questo non cambia le cose. Mettiamola così: invece che fare l’oggetto da seduta, farò quello da esposizione. O anche quello da mettere in soffitta, potrebbe essere un’esperienza interessante”.
“Non dire queste cose!” rimproverò la poltrona “Possibile che non te ne crucci neanche un po’ e non vuoi trovare una soluzione?”
Il divano rimase in silenzio e poi divertito disse: “Potrei mettermi dietro le persone e farle sedere con una spintarella”.
“Perché no?” disse ridendo la poltrona “Avrebbero una gradita sorpresa per il loro fondoschiena!”
“Beh, che devo dirti, cara mia?” disse il divano sospirando “Non si possono costringere le persone a sedersi dove non vogliono”.
“Questo è giusto amico mio, ma tu che farai?” chiese premurosa la poltrona.
“Vada come vada, c’è una cosa che non può cambiare” disse il divano.
“E quale?” chiese la poltrona.
Con tono fiero il divano rispose: “Che io sono comunque un divano. Magari un po’ strano, visto che devo tenermi la mia comodità, ma pur sempre un divano”.

(2014)