Fransisco e Barro

Il giorno era iniziato. Il sole cominciava a illuminare tutte le cose. Gli insetti, gli uccelli, le scimmie e gli altri animali erano in attività già da quando il cielo aveva cominciato a rischiararsi. C’era chi invece non aveva la minima intenzione di svegliarsi: il bradipo, socchiudendo ogni tanto gli occhi, si era reso conto dell’inizio del nuovo giorno, ma continuava a sonnecchiare a cavalcioni del ramo su cui si era messo la sera prima. Ad un certo punto sentì che qualcosa lo colpiva sulla testa e una vocina rapida, familiare e assolutamente antipatica gli dava il tormento:
“Ehi Fransisco! Non è ora di alzarsi? Non vedi che il sole è già alto? Su forza, in piedi! Non è più tempo di dormire!”.
Al che il bradipo, con somma calma, non fece altro che mettersi sotto il ramo su cui stava, aggrappandosi saldamente con le sue zampe uncinate per non cadere di sotto.
Non passò molto tempo quando sentì che qualcosa era caduto sulla sua pancia e quel qualcosa aveva la stessa voce che poco prima lo stava tormentando. Alzando la testa e aprendo gli occhi si rese conto che si trattava di Barro, l’amico scoiattolo che ora stava a pochi millimetri dal suo naso. Aveva le guance talmente piene che Fransisco pensò che gli sarebbero scoppiate sul muso.
“Maaaa…” iniziò a dire il bradipo chiudendo di nuovo gli occhi.
Visto che non continuava, due secondi dopo Barro disse a gran velocità:
“Ma cosa? Cosa vuoi dirmi? Ehi? Allora? Guarda che io non ho tutto il giorno per darti retta! Su, sveglia amico mio, dimmi dimmi!”
Inondato da quella mitraglia di parole Fransisco avrebbe voluto rispondere a tono, ma preso un bel respiro riuscì a dire ciò che voleva dire con la sua solita lentezza:
“Com’è che hai le guance così gonfie? Non vorr…”
Senza dargli tempo di continuare, lo scoiattolo con tono un po’ risentito rispose a raffica:
“Be’ caro mio, è già dall’alba che io lavoro! Non ho mica tempo da perdere io, ho una famiglia da sfamare e i miei piccoli non farebbero altro che mangiare. Per cui io, mentre tu continui a sonnecchiare, ho già fatto scorte fino a domani mattina. Vuoi una nocciolina?” disse ficcandosi una zampetta in bocca e allungandola poi verso l’amico bradipo.
Fransisco si rese conto di avere fame, ma visto da dove proveniva l’offerta dello scoiattolo, girò la testa con un certo disgusto.
“Vedi un po’, una in più per me” disse Barro rificcandosi la nocciolina in bocca. Poi girandosi per andarsene aggiunse:
“Be’ amico mio, vorrei restare qui a fare conversazione con te, mi farebbe molto piacere, ma come ti dicevo prima non ho tempo da perdere e quindi è meglio che torni alle mie faccende. Se passo ancora da queste parti ti faccio un fischio. Intanto vedi di alzarti e darti una mossa!”
Fransisco non aveva sentito granché delle ultime parole dello scoiattolo, perché appena questi fece i primi passi, si riaddormentò profondamente; la velocità di parola dell’amico scoiattolo a quell’ora di mattina, lo aveva stancato non poco.
Si risvegliò dopo qualche ora. “Ora sì che il sole è alto su nel cielo” pensò riaprendo gli occhi. Ricordando di aver fame già da un po’, con la sua solita calma afferrò le foglie del ramo a cui era appeso e se le mangiò masticando lentamente e a lungo, tanto lentamente e a lungo che finì per riaddormentarsi.

23 febbraio 2014

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